Abruzzo, D'annunzio, L'innocente, Interessante Edizione

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D’ANNUNZIO GABRIELE

 

 

L’INNOCENTE

 

Roma, il Vittoriale degli Italiani, 1939.

 

Cm.20, pp.397, bross.edit.

 

 

Importante opera, di uno dei massimi rappresentanti della letteratura ABRUZZESE e italiana del NOVECENTO.

  E' la storia di un infanticidio, di una malattia psichica, di un amore nevrotico, ma, innanzi tutto, storia di una confessione.
Il protagonista è il tipico eroe (anti-eroe) dei romanzi dannunziani. Tullio Hermil è un ricco e nobile intellettuale nel quale, a parte il particolare dell’agiatezza, possiamo ritrovare facilmente le peculiarità, i paradossi, le manie, gli eccessi di un personaggio in tutto eccessivo come l’autore del romanzo,
un giovane esteta vittima di una sensualità disperata che lo porta a tradire ripetutamente la moglie Giuliana. Saranno questi tradimenti continui a spingere la stessa Giuliana tra le braccia di uno tra i più letti scrittori dell’epoca, Filippo Arborio, personaggio nel quale è sin troppo facile ritrovare altri tratti del futuro Vate. Il nome dell'opera deriva dalla decisione del protagonista a confessare un orrendo delitto, non davanti al giudice ma riempiendo la pagina bianca di un libro, e questa confessione diventerà "l'innocente". Questo volume fu accolto in Italia con scarso interesse da parte del pubblico e della critica. Al contrario, vasto ed inaspettato, fu il clamore che raccolse in tutta Europa ed in particolare in Francia, dove però l’interesse per L’Intrus sollevò anche parecchie polemiche per le accuse di plagio che accompagnarono il romanzo.

L’Innocente segna una svolta importante nella produzione dannunziana. Il distacco dagli schemi che avevano accompagnato la stesura del primo romanzo è evidente. È principalmente l’influenza della narrativa russa ad operare questa svolta. Il cosiddetto romanzo alla slava stava infatti riscuotendo uno straordinario successo in tutta Europa, successo che non poteva sfuggire ad un attento osservatore delle mode e delle tendenze letterarie e non solo come D’Annunzio. Sarà dunque la lettura di Dostoevskij e Tolstoj a guidare la nascita del secondo romanzo dannunziano.

Nell’opera di D’Annunzio si fondono infatti i temi più importanti della narrativa russa, dal bisogno esplicito di riconquistare una perduta fratellanza universale alla spietata analisi psicologica di una personalità instabile. Evidenti risultano dunque i punti di contatto con romanzi come Delitto e castigo o I fratelli Karamàzov. D’Annunzio in questo romanzo, memore anche della lezione dei naturalisti francesi, tenterà, con successo, di conciliare questa tendenza con la volontà di osservare dal vero. Per raggiungere questo obiettivo risulteranno fondamentali gli approfonditi studi svolti dall’autore con l’aiuto di trattati di fisiologia e medicina.

Ancora una volta, come già accaduto nel romanzo d’esordio, ne L’innocente, l’autore fonde la propria esperienza personale con l’intreccio romanzesco. Come già sottolineato a proposito di Tullio e del suo rivale Filippo Arborio, anche nella protagonista femminile, Giuliana, ritroviamo diverse caratteristiche delle donne amate da D’Annunzio negli anni in cui il romanzo vedeva la luce. La moglie, Maria di Gallese, e l’amante dell’epoca, Barbara Leoni, forniranno infatti gli elementi principali per costruire il personaggio di Giuliana.

Tullio Hermil è in tutto e per tutto un “eroe” dannunziano. Esteta cinico e spietato, seppur combattuto interiormente, si compiace della propria potenza, della possibilità di intervenire nel mondo per plasmarlo e modificarlo senza doverne pagare le conseguenze. Le stesse motivazioni che Tullio adduce per giustificare la propria tardiva confessione rientrano in questo quadro. Egli infatti in una perfetta impostazione superomistica si pone al di sopra della legge stessa, che non potrebbe mai giudicarlo correttamente. Già nelle poche righe dell’introduzione si palesano dunque i caratteri di questo antieroe dannunziano. Tullio Hermil si pone come una tappa fondamentale nell’evoluzione dei personaggi di D’Annunzio, da Andrea Sperelli, protagonista de Il piacere, a Giorgio Aurispa e Claudio Cantelmo, “eroi” rispettivamente de Il trionfo della morte e de Le Vergini delle rocce. Tullio, rispetto al protagonista del romanzo d’esordio, è uomo più maturo e, per questo, ancora più freddo e cinico ma anche più riflessivo.

Non solo nel carattere del protagonista e nelle influenze letterarie è evidente l’evoluzione nella poetica dell’autore. Anche lo stile risulta più asciutto, il tono è più dimesso, mentre l’intreccio stesso risulta depurato da alcune inserti descrittivi che avevano impreziosito ma anche appesantito Il Piacere. La stessa parola è più libera ed assume una nuova musicalità. Come già nel romanzo d’esordio, anche ne L’Innocente, l’intreccio non è molto approfondito, anche se affiora la volontà dell’autore di scrivere una storia accattivante.

Nel complesso L’Innocente si rivela un romanzo pienamente inserito nella scena letteraria europea di fine Ottocento, ed ancor’oggi risulta fondamentale per comprendere l’evoluzione di un autore come d’Annunzio che ha tanto influenzato la vita politica, sociale e letteraria italiana nel primo quarto dello scorso secolo.

DELLA STESSA SERIE SONO DISPONIBILI I SEGUENTI ALTRI VOLUMI:

 

(edizione da 23 cm.)

 

FRANCESCA DA RIMINI (1940)

LA CITTA' MORTA (1940)

LA NAVE (1941)

LA FIACCOLA SOTTO IL MOGGIO (1939)

FEDRA (1939)

PARISINA-LA CROCIATA DEGLI INNOCENTI-CABIRIA (1939)

LE MARTYRE DE SAINT SEBASTIEN (1939)

PIU' CHE L'AMORE (1941)

I SOGNI DELLE STAGIONI (1941)

 

Della serie simile (cm. 20 ca.):

 

TRIONFO DELLA MORTE (1940)

LE FAVILLE DEL MAGLIO (1942)

LE PRIMAVERE DELLA MALA PIANTA (1939)

MEROPE (1939)

FORSE CHE SI' FORSE CHE NO (1941)

IL LIBRO ASCETICO DELLA GIOVANE ITALIA (1939)

LE PRIMAVERE DELLA MALA PIANTA (1941)

LE VERGINI DELLE ROCCE (1939)

ALCYONE Libro III (1942)

 

(a richiesta ulteriori informazioni)

 

 


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