Araldica, Bologna, Farmacia, Farmaceutica, Pastiglie Terra Cattu, Borsa Di Commercio

Araldica, Bologna, Farmacia, Farmaceutica, Pastiglie Terra Cattu, Borsa Di Commercio

Valore stimato — €209.3

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FARMACIA ZARRI

 

BOLOGNA

 

DI FRONTE ALLA BORSA DI COMMERCIO

 

 

PASTIGLIE DI TERRA CATTU AROMATICA

 

 

 

 

 

Interessante antica e rara pubblicitaria,

inusuale e decorativo astuccio metallico, con impresso un simbolo araldico, un grande stemma con varie allegorie, scudo che ai lati porta rami vegetali e in alto una testa leonina,

stemma corrispondente alle insegne araldiche del comune di Bologna,

http://it.wikipedia.org/wiki/Stemma_di_Bologna

e adottato dal farmacista Zarri, proprietario della farmacia bolognese, per contraddistinguere le proprie confezioni, nel presente caso l'astuccio per le pastiglie aromatiche (per la gola ?),

 

pastiglie che erano contenute in questo grazioso astuccio, e dal quale venivano estratte attraverso una piccola apertura circolare, con sistema di apertura e chiusura del foro;

 

astuccio di forma circolare, misura circa cm.3,5 (diametro) x circa cm. 0,5 (spessore); in latta metallica di colore giallo (probabilmente ottone sbalzato, o forse latta dorata ?), con scritte impresse a secco su entrambi i lati; stemma araldico impresso su una delle due facciate; esemplare databile presumibilmente al primo '900 (o forse anche fine '800 ?)

 

 

 

 

 

DI INTERESSE MEDICO, FARMACEUTICO, STORICO-LOCALE, ARALDICO, COLLEZIONISTICO, DECORATIVO

da vetrina!!

 

 

Buona conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, sparsa ossidazione o abrasioni o piccole ammaccature o difetti vari marginali, ma complessivamente molto ben conservato, il tutto comunque così come dalle immagini allegate.

 

(l'immagine allegata raffigura un particolare dell'intero oggetto, eventuali ulteriori informazioni a richiesta)

 

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Lo stemma della Città di Bologna è costituito da uno scudo ovato diviso in quattro parti, due contenenti una croce rossa su sfondo bianco sovrastata da un capo d'Angiò e le altre due la scritta color oro Libertas posta in banda su sfondo azzurro, il tutto sovrastato da una testa di leone posta di fronte.

Con decreto del 6 novembre 1937, il Capo del Governo riconobbe alla città di Bologna il diritto di fare uso dello stemma. Ha la seguente blasonatura:

« Scudo ovato inquartato: il primo e il quarto d'argento alla croce piana rossa, capo d'Angiò; il secondo e il terzo d'azzurro alla parola LIBERTAS d'oro posta in banda»

Il Comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali, del gonfalone, riconosciuto secondo quanto previsto dalla vigente normativa. Nell'uso del gonfalone si osservano le norme del D.P.C.M. 3 giugno 1986 sostituito dalla legge 5 febbraio 1998, n. 22.

Il gonfalone cittadino è decorato dalle seguenti medaglie:

Lo stemma di Bologna è composto da tre elementi:

  • la croce rossa in campo argento, arma del comune
  • la scritta Libertas in oro su sfondo azzurro, arma del popolo
  • la testa di leone “affrontata”

Il primo di questi ad apparire, come simbolo del Comune fu la croce rossa in campo argento (o bianco); la sua prima testimonianza documentale risale al 1259, quando compare, disegnata, in margine a una rubrica in merito al vessillo negli Statuti del Comune, la sua prima rappresentazione su uno scudo a colori è invece del 1311 su un codice degli Statuti dell'arte dei Drappieri. Secondo quanto riportato nella Historia di Bologna del Ghirardacci la sua origine leggendaria risalirebbe alla prima crociata, quando Lodovico Bianchetti il quale, rimasto in Terrasanta con il re Goffredo, affidò a Tartaro Tencarari la bandiera recante la croce rossa in campo bianco con cui si identificavano i crociati bolognesi, affinché la consegnasse al Magistrato di Bologna che la adottò come pubblica insegna della città. Un'altra tradizione leggendaria vuole che avesse origine dalla Lega Lombarda, a cui Bologna appartenne, e alla lotte sostenute contro l'impero.[2] Entrambe queste ipotesi sono da considerare non dimostrate, stante il fatto che all'epoca della prima crociata Bologna non godeva ancora di autonomia cittadina, era dominio feudale.

È probabile che il simbolo sia nato come segno distintivo militare per distinguere le milizie bolognesi da quelle di altre terre e sia in seguito passato al comune. Successivamente, durante la lotta tra il papato e l'impero, nel la quale Bologna parteggiò per il primo, si aggiunse alla croce il così detto Capo d'Angiò. Questo simbolo contraddistingueva i sostenitori di Carlo d'Angiò e di Roberto d'Angiò, ambedue paladini della Chiesa. Inizialmente venivano accostati (in linguaggio araldico “accollati”) lo stemma del comune e quello degli Angioini in seguito quest'ultimo si ridusse al solo capo. È invece da scartare la leggenda che il capo discendesse dalla leggendaria orifiamma di Francia che il re Carlo VI di Francia avrebbe donato al comune quando nel 1389 prese quest'ultimo sotto la sua protezione.[3] In questi anni, precisamente nel 1376 avrebbe fatto la sua comparsa il secondo degli elementi dell'arme cittadina, cioè lo scudo azzurro con la scritta in oro Libertas. Sempre secondo il Ghirardacci quando in quell'anno i bolognesi si ribellarono al Cardinale legato Guglielmo di Noellet ed aderirono alla Lega. I fiorentini inviarono alla città, insieme agli aiuti militari, uno stendardo azzurro con il motto Libertas. Anche se il fatto può essere storicamente vero si ha testimonianza di questo emblema anche su documenti precedenti, come ad esempio la copertina membranacea di un registro d'archivio del 1366; è altresì vero che esso era dal 1282 il vessillo dei priori di libertà di Firenze.[4][5]

 

Nel 1438-1443 compare, per la prima volta, lo stemma cittadino sul grosso emesso in quegli anni. Nel corso del secolo XV i due stemmi del comune e del popolo furono accollati per poi fondersi nel secolo successivo, questo scudo si incontra per la prima volta sulle monete emesse sotto il governo di Sante Bentivoglio. In seguito le famiglie nobili che governarono la città ne modificarono il blasone inserendovi il proprio stemma ma queste modificazioni furono tutte temporanee. Il terzo elemento, la testa di leone, sostituisce la corona di cui Bologna non fece mai uso; anche qui esiste una spiegazione leggendaria ed è che essa discenda da un leone donato da Obizzo II d'Este alla città nel 1293.

In realtà esso appare per la prima volta nel secolo XVI ed è probabilmente dovuto alla lotta sopra riportata del 1376, in conseguenza di questa la città si dotò di ordinamenti democratici e il simbolo di questa rivoluzione fu il leone rampante che tiene tra le zampe una bandiera crociata. In seguito, perduto il comune la sua indipendenza, il leone si ridusse alla sola testa che fu messa a cimare lo scudo.[6] Ottenuto con ciò lo scudo la sua forma attuale, nel 1928 il podestà Leandro Arpinati richiese di potervi inserire il fascio littorio, richiesta in seguito respinta dal Commissario del re per Consulta araldica che consentiva l'abbinamento dello stemma cittadino con quello dello stato se ne fosse ottenuta la prescritta autorizzazione. La presidenza del consiglio dei ministri comunicava in seguito, il 16 maggio 1935, di non poter dare corso alla richiesta in quanto lo stemma non era legalmente riconosciuto. Con deliberazione del 31 gennaio 1936 il commissario prefettizio Renato Pascucci ne richiedeva perciò il riconoscimento a cui la Regia Commissione Araldica per le Provincie di Romagna diede il proprio assenso in data 22 dicembre 1936; l'iter si concluse con il decreto di riconoscimento da parte del presidente del consiglio del 6 novembre 1937.[7](dal web, wikipedia)

 

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