Araldica, Militaria, Risorgimento, Emilia, Modena, Carpi, Manfredo Fanti, Ritratto '800

Araldica, Militaria, Risorgimento, Emilia, Modena, Carpi, Manfredo Fanti, Ritratto '800

Valore stimato — €97.3

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MANFREDO FANTI

 

 

 

 

Interessante edizione antica e d'epoca,

bella raffigurazione ritrattistica del noto ufficiale emiliano (nativo di Carpi, Modena) 

nella sua ricca divisa impreziosita da numerose onoreficienze araldiche, medaglie e distintivi vari;

 

 

incisione originale litografica, di belle dimensioni, misura circa cm. 24x16 (l'intero foglio, compresi i margini bianchi diseguali); stampa probabilmente in origine edita quale tavola illustrativa f.t. di un'opera storica o risorgimentale della metà dell'800; eseguita dal litografo PERRIN, e impressa dalla lit. Doyen (Torino)

 

 

 

DI INTERESSE ARTISTICO, STORICO, COLLEZIONISTICO

 

Buona conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, diffuse fioriture e difetti vari marginali,

 

stampa meritevole anche di essere inserita sotto passpartout ed incorniciata.


(l'immagine allegata raffigura un particolare dell'intero foglio, eventuali ulteriori informazioni a richiesta)

 

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Manfredo Fanti (Carpi, 26 febbraio 1806Firenze, 5 aprile 1865) è stato un generale e politico italiano.

Figlio di Antonio e di Silea Ferrari Corbolani, crebbe come suddito del Ducato di Modena. Nel 1825 fu ammesso nel Corpo dei pionieri dell'esercito del Duca e, dopo cinque anni di studi, conseguì la laurea in ingegneria e fu promosso ufficiale del Genio.

Nel 1831 aderì al Governo insurrezionale di Modena, che aveva assunto il potere dopo la cattura di Ciro Menotti e la fuga del Duca. Combatté in Romagna con le truppe di Carlo Zucchi, segnalandosi nel combattimento di Rimini il 25 marzo.

Dopo la capitolazione di Ancona, condannato all'impiccagione, si rifugiò in Francia, dove regnava Luigi Filippo; lì ottenne di essere arruolato nel corpo del Genio. Nel 1834 prese parte al tentativo rivoluzionario di Mazzini (la cosiddetta invasione della Savoia).

Nel 1835 passò in Spagna, ove restò tredici anni, per arruolarsi volontario nell'Esercito della reggente Maria Cristina, nella guerra contro i carlisti. Fu tenente nel 5º Battaglione di Catalogna, poi capitano quindi maggiore, sempre per merito di guerra. Nel 1839 entrò nell'esercito regolare spagnolo e nel 1847 venne promosso colonnello di cavalleria assumendo le funzioni di capo di Stato Maggiore del comando generale di Madrid. Sposò Carlotta Tio di Valencia.

Il rientro in Italia

Tornato in Italia nel 1848 allo scoppio della prima guerra di indipendenza offrì invano i propri servigi al Re di Sardegna ed al Governo Provvisorio della Lombardia. Solo nel luglio 1848, quest'ultimo gli affidò l'incaricò di apprestare a difesa la città di Vicenza, con il grado di maggiore generale. Dopo l'abbandono del Veneto, partecipò alle abortite operazioni in difesa di Brescia, Milano ed Alessandria. In Milano ebbe un certo ruolo nel garantire la sicurezza di Carlo Alberto, minacciata dai milanesi furiosi per la notizia della consegna della città agli austriaci del Radetzky.

Nel novembre del 1848 assunse il comando della 2a Brigata della «Divisione Lombarda», formata da volontari lombardi, con il grado di generale di brigata. Nel 1849 fu ammesso al Congresso consultivo permanente di guerra e fu nominato deputato per il collegio di Nizza Monferrato.

Partecipò alla campagna del 1849 e, dopo la disfatta alla battaglia di Novara del 23 marzo, successe al suo superiore, il generale Gerolamo Ramorino, ritenuto responsabile della disfatta e fucilato per ignavia.

Nell'aprile 1849 impedì alla sua divisione, malgrado la volontà dei soldati, di intervenire a difesa dei genovesi insorti contro il Re, contro i quali era in atto la repressione comandata da Alfonso La Marmora (episodio tristemente noto con il nome di Sacco di Genova). Fanti venne tuttavia sospettato di tradimento da La Marmora ed altri ufficiali. Fu quindi processato con l'accusa di corresponsabilità con il Ramorino nei precedenti fatti di Novara ed assolto, fu comunque allontanato dall'esercito.

Le prime campagne vittoriose

Solo nel 1855 poté ottenere un nuovo comando e partecipò alla spedizione piemontese alla guerra di Crimea, alla guida della seconda brigata provvisoria.

Nel corso della seconda guerra di indipendenza, con il grado di luogotenente generale, comandò la 2a Divisione, segnalandosi specialmente nei combattimenti a Magenta, Palestro e a San Martino. Venne insignito della croce di cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

L'organizzazione dell'Esercito Sardo

Dopo l'armistizio di Villafranca (11 luglio 1859); Fanti venne incaricato della riorganizzazione delle nuove divisioni formate dalle Lega dell'Italia Centrale (comprendente Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena e Legazione delle Romagne [1]) e, nel giro di pochi mesi, seppe trasformarle in un funzionante corpo di 45.000 uomini, provenienti da diverse parti della penisola.
Fanti seppe dare un contributo decisivo per impedire il tentativo di restaurazione, espletato nell'autunno-inverno dello stesso anno da
Francesco Giuseppe I d'Asburgo, di concerto con Francesco II delle Due Sicilie, a sostegno delle rivendicazioni di Pio IX, del Granduca di Toscana e dei Duchi di Modena e Parma per la restaurazione dei loro Stati.
Dopo aver sventato il piano di restaurazione, consolidò il possesso del territorio dando avvio alla nuova
Scuola Militare di Fanteria di Modena, ospitata nel palazzo del deposto duca. Fanti seppe anche fermare Garibaldi che, reduce dai trionfi dei Cacciatori delle Alpi, si era portato in Romagna ed intendeva procedere verso Umbria e Marche senza l'assenso di Napoleone III.

Manfredo Fanti

Il ministero della guerra

Sulla base di tali ottime credenziali, nel gennaio 1860 Cavour (rientrato al governo dopo essersi dimesso alla notizia dell'armistizio di Villafranca) incaricò Fanti del ministero della guerra e della marina. Suo primo e fondamentale incarico fu l'incorporazione dell'esercito della Lega dell'Italia Centrale nell'Esercito Sardo.

Il 29 febbraio 1860 fu nominato dal Re senatore.

Il 5 maggio prese l'avvio la spedizione dei mille; Fanti fu nominato a capo del Corpo d'esercito destinato ad operare nell'Italia centrale: ebbe una parte rilevante nella liberazione delle Marche e dell'Umbria (battaglia di Castelfidardo e conquista di Perugia). Fu decorato della gran croce dell'Ordine Militare di Savoia.

Divenne, quindi, generale d'armata e capo di stato maggiore generale dell'esercito nell'Italia meridionale: sconfisse i borbonici alla battaglia di Mola e fu decorato di medaglia d'oro al valore con regio decreto 1º giugno 1861 per la riuscita organizzazione dell'assedio di Gaeta, terminato con la resa di Gaeta il 13 febbraio 1861.

Il 4 maggio 1861 a Torino Fanti, in qualità di Ministro della Guerra, poté quindi decretare che il Regio Esercito, prima denominato Armata Sarda, avrebbe preso il nome di Esercito Italiano.

La sua opposizione alla facile ammissione nel Regio Esercito dei circa 7.000 ufficiali dell'Esercito Meridionale di Garibaldi, con la conservazione del grado, lo rese fortemente impopolare.

Ultimi anni

Alla morte del Cavour, il 7 giugno 1861 si dimise dal ministero, per assumere il comando del VII Corpo d'armata.

Venne tuttavia presto colpito da una grave malattia, che lo costrinse dapprima a ritirarsi a vita privata nel 1863, e poi lo portò alla morte, a Firenze, il 5 aprile 1865. Venne sepolto nella Cattedrale di Carpi, il suo sepolcro si trova vicino all'ingresso della porta centrale.

Onorificenze

Onorificenze sabaude

Cavaliere di Gran Croce decorato con Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce decorato con Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

— Torino, 4 ottobre 1860
Cavaliere di Gran Croce decorato con Gran Cordone dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di Gran Croce decorato con Gran Cordone dell'Ordine militare di Savoia

— Torino, 5 ottobre 1860
Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'Oro al Valor Militare

«per essersi distinto all'attacco e presa di Mola di Gaeta»
— Torino, 4 novembre 1860
Medaglia piemontese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia piemontese della Guerra di Crimea

Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana

Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniere [modifica]

Cavaliere dell'Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere dell'Ordine di San Ferdinando di Spagna (Regno di Spagna)

— Madrid, 15 luglio 1837
Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria

Commendatore dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Regno di Spagna)

— Madrid, maggio 1848
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero Ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero Ottomano)

— Istanbul, 6 gennaio 1860
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)

— Parigi, 12 gennaio 1860
Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio) - nastrino per uniforme ordinaria

Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)

Medaglia inglese della Guerra di Crimea - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia inglese della Guerra di Crimea

 

 

(dal web, wikipedia)

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