D'annunzio, Le Vergini Delle Rocce, Interessante Edizione

D'annunzio, Le Vergini Delle Rocce, Interessante Edizione

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D’ANNUNZIO GABRIELE

 

LE VERGINI DELLE ROCCE

 

 

 

 

Roma, il Vittoriale degli Italiani, 1939.

 

Cm.20 , pp.314, bross.edit. (difetti, strappi)

 

 

 

Importante opera, di uno dei massimi rappresentanti della letteratura ABRUZZESE e italiana del NOVECENTO.

 

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"Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori".

Claudio Cantelmo è il nobile discendente di Alessandro Cantelmo, conte di Volturara, tenuto in gran conto da Leonardo e morto prematuramente in battaglia.

Claudio Cantelmo, il primo superuomo della narrativa dannunziana, è disgustato dall'epoca in cui gli tocca vivere, afflitto com'è dalla folla, dai commerci e dall'operosità filistea che minacciano la civiltà.  Dovunque si sente rattristato e accerchiato dall'affarismo e dall'utilitarismo.
Sogna di procreare un individuo che, capace di ridurre all'obbedienza il popolo, sappia restaurare l'antico ordine distrutto. 

Ritorna a Rebursa, "paese dalle vertebre di roccia", tenero e amato teatro della sua infanzia. Raggiunge la vicina Trigento, dove vive, nell'avvilita nostalgia del proprio passato, un principe borbonico decaduto, Luzio Capece Montaga; sull'antico palazzo nobiliare, ricco di testimonianze artistiche, aleggia un clima di disfacimento e di dolore: la moglie del padrone di casa, donna Aldoina, è una folle che vaga sperduta per i giardini. 
("Quella grande stirpe moribonda aggiungeva a quel paese di rocce una specie di funebre bellezza"

Claudio ha modo di incontrare i due figli del principe Luzio, Antonello e Oddo, adorati amici di infanzia, sopraffatti, soprattutto il primo, dalla desolazione e dallo sconforto; ma soprattutto ha modo di ammirare Massimilla, Anatolia e Violante, le tre belle e nubili  figlie del principe.

Claudio vorrebbe idealmente sposare tutte e tre le sorelle ("O belle anime [...] nella casta trinità non è forse la perfezione dell'amore umano"). 
Massimilla, gracile e soave, in procinto di farsi monaca, rappresenta la virtù e la timidezza sottomesse e adoranti.
Anatolia, "forza generosa" e "bontà efficace", simboleggia la femminilità, atta a raccogliere e a sostenere.
Violante è "l'amore sterile [...], la voluttà che non crea", lussuriosa, intangibile, attediata. 

Dovendo operare una scelta, Claudio rimane incerto fino alla fine. Il lettore non conoscerà il nome della principessa prescelta, quella la cui unione col protagonista permetterà di generare il superuomo, capace di riscattare la patria dalla barbarie.

Pirandello, scrittore di cose, definì  "ridicolo" il protagonista dell'opera, eppure "d'altero e generoso disdegno"

In effetti, il lettore di oggi fatica ad adattarsi al linguaggio prezioso, ricercato ed enfatico di D'Annunzio, un romanziere di parole.
A volte si sbadiglia, disperando di poter arrivare alla conclusione di una vicenda che sembra non avere né capo né coda.
Eppure il romanzo ha da comunicare, anche al lettore attuale, numerose osservazioni tutt'altro che banali sul rapporto uomo-donna, sulla virilità e sulla femminilità, non riconducibili al facile schema uomo dominatore-donna sottomessa, uomo attivo-donna passiva.
Lo stesso Claudio Cantelmo, un chiaro modello di virilità proposto al lettore,  manifesta dei tratti  "femminei" e "passivi". Gabriele D'Annunzio ricorre, nel ritrarlo, ad espressioni come:
"Ora tu possiedi l'impetuosa fecondità delle terre profondamente lavorate [...]. Non temere d'esser pietoso [...]. Non avere onta delle tue inquietudini e dei tuoi languori [...]. Non respingere la dolcezza che t'invade, l'illusione che ti avvolge, la malinconia che ti attira [...].

La critica della società odierna, formulata nella prima parte del romanzo, una sorta di manifesto politico, risulta condivisibile nella sostanza, ma tuttavia permeata, nella sua elaborazione propositiva, da idee antidemocratiche di derivazione nicciana, pericolose, superficiali e antistoriche.

Il libro, soffuso di un piacevole lirismo, ha una sua delicata armonia e un suo fascino sommerso.L'autore sa disvelare segrete affinità; si rivela, in questo romanzo, capace di esprimere poeticamente"un sì gran numero di cose recondite".

 

DELLA STESSA SERIE SONO DISPONIBILI I SEGUENTI ALTRI VOLUMI:

 

(edizione di cm. 23)

 

FRANCESCA DA RIMINI (1940)

LA CITTA' MORTA (1940)

LA NAVE (1941)

LA FIACCOLA SOTTO IL MOGGIO (1939)

FEDRA (1939)

PARISINA-LA CROCIATA DEGLI INNOCENTI-CABIRIA (1939)

LE MARTYRE DE SAINT SEBASTIEN (1939)

PIU' CHE L'AMORE (1941)

I SOGNI DELLE STAGIONI (1941)

 

Della serie simile (cm. 20 ca.):

 

TRIONFO DELLA MORTE (1940)

LE FAVILLE DEL MAGLIO (1942)

LE PRIMAVERE DELLA MALA PIANTA (1939)

MEROPE (1939)

FORSE CHE SI' FORSE CHE NO (1941)

IL LIBRO ASCETICO DELLA GIOVANE ITALIA (1939)

LE PRIMAVERE DELLA MALA PIANTA (1941)

LE VERGINI DELLE ROCCE (1939)

ALCYONE Libro III (1942)

 

(a richiesta ulteriori informazioni)

 

 

 

 

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