Lazio, Roma, Costumi Popolare, Pinelli, Meo Patacca, '800

Lazio, Roma, Costumi Popolare, Pinelli, Meo Patacca, '800

Valore stimato — €223.3

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MEO PATACCA

 

impone a Checco bella Chioma, di pagare li danni del Cavallo bruciato al Fienarolo

 

 

 

  Interessante edizione antica e d'epoca,

bella raffigurazione di una veduta di Roma, con in lontananza visibili palazzi e chiesa,

e in primo piano una folla di popolani romani capeggiati dal Meo Patacca e dai suoi amici;

 

bella stampa antica e d'epoca, incisione all'acquaforte, ideata e incisa dal noto artista incisore

 

PINELLI

 

 probabilmente corrispondente all'artista romano Bartolomeo Pinelli (Roma, 1781-1835); esemplare firmato a stampa in basso a sinistra "Pinelli inv. e inc." e in basso a destra "Roma, 1823";

 

belle dimensioni, misura circa cm. 27,5x36 (l'intero foglio, compresi i margini bianchi diseguali); circa cm. 20x27,5 (la sola parte figurata o incisa)

 

 

 

DI INTERESSE ARTISTICO, FOLKLORICO, STORICO-LOCALE, COLLEZIONISTICO, DECORATIVO

 

 

Discreta conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, diffuse fioriture, residuo di incollaggio di linguella al margine superiore per vecchio montaggio sotto passpartout, difetti vari marginali,

 

meritevole di essere inserita sotto passpartout ed incorniciata

 

(l'immagine allegata raffigura un particolare dell'intero foglio, ossia la sola parte figurata, eventuali ulteriori informazioni a richiesta)

 

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 Meo Patacca

Nel teatro romanesco rappresenta il tipico popolano, indolente e attaccabrighe ; un tipico bullo, si può dire, facile alla rissa ed allo scontro sicuramente non vile. Il nome deriva dal termine patacca che indicava la misera paga del soldato, una somma pari a cinque carlini.
Per costume ha i calzoni stretti al ginocchio da legacci, una giacca di velluto, una sciarpa di colore sgargiante ed una retina che gli raccoglie i capelli facendo fuoriuscire solamente un ciuffo.
La sua notorietà è dovuta anche al poema in dialetto romanesco di Giuseppe Berneri, Meo Patacca ovvero Roma in feste nei trionfi di Vienna. La composizione in ottave è formata da dodici canti ed è datata 1695-99. Il Meo Patacca del Berneri è il più bravo tra gli sgherri romaneschi, con una predisposizione naturale al coraggio ed alla lite. Belli, al contrario, lo descrive come personaggio sbruffone smargiasso ma tali caratteristiche sono da attribuire più al suo antagonista, Marco Pepe, miles gloriosus e millantatore che a lui.
La donna di Meo è Nina che sembra inventata a sua immagine :

Io so' trasteverina e lo sapete ;
nun serve, bbello mio, che cce rugate.
So' cortellate quante ne volete!

e questo stornello basti ad inquadrarne il carattere.
Il coltello è un altro elemento immancabile e necessario al bravo che vi ricorreva in qualsiasi caso si dovesse fare giustizia. Secondo la tradizione, e così fece Nina con Meo, la ragazza regalava al ragazzo quale pegno d'amore un coltello con il proprio nome inciso. Questo era il compagno fidato da tenere sotto il cuscino la notte e in saccoccia durante il giorno.
Per Pascarella il coltello era come un amuleto e Gigi Zanazzo, inoltre, scrive che una fanciulla si maritava controvoglia ad un uomo che non avesse mai avuto a che fare con la giustizia.(dal web)

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