Letteratura, Futurismo, Govoni Futurista, Opera Narrativa, Giovinezza, Ombra, Sole, '21

Letteratura, Futurismo, Govoni Futurista, Opera Narrativa, Giovinezza, Ombra, Sole, '21

Valore stimato — €108.5

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CORRADO GOVONI

 

 

 

 

O GIOVINEZZA, FERMATI:SEI BELLA!

 

ANCHE L'OMBRA E' SOLE

 

 

 

Milano, Mondadori, 1921

 

Cm.19,5; pp.313, bross. edit.

 

 

 

Interessante edizione antica e d'epoca,

volume con una opera narrativa del noto letterato italiano, tra i protagonisti del movimento futurista.

 

DI INTERESSE CULTURALE, LETTERARIO, BIBLIOGRAFICO

 

Buona conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, usuali difetti vari marginali.


(l'immagine allegata raffigura un particolare della copertina anteriore, eventuali ulteriori informazioni a richiesta)

 

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Govoni nacque nel delta padano da una famiglia di agricoltori benestanti, e senza compiere studi regolari iniziò a lavorare nell'azienda familiare.

Esordì giovanissimo, già nel 1903, pubblicando a sue spese due raccolte di versi intitolati Le fiale e Armonie in grigio et in silenzio, presso la casa editrice Lumachi di Firenze, nelle quali prevalgono i toni crepuscolari.
Dopo la pubblicazione de Le fiale, si dedicò soprattutto all'attività di
scrittore collaborando alle riviste Poesia, Lacerba, e Riviera Ligure diretta da Mario Novaro.

Le raccolte che seguirono nel 1905 e 1907, Fuochi d'artificio e Gli aborti, segnano l'inizio del suo accostarsi al futurismo. Dopo il trasferimento a Milano, capitale dell'avanguardia, strinse rapporti con Marinetti e aderì con entusiasmo al movimento. Ma non fu un'adesione vera e propria: nonostante qualche concessione al gusto futurista nelle successive raccolte, Poesie elettriche del 1911 e Rarefazioni e parole in libertà del 1915, egli stesso definì tale adesione "un gioco", e la sua poesia restò essenzialmente ispirata alla natura e alla vita dei sensi.
Nel frattempo si era sposato con una donna di nome Teresa, dalla quale avrebbe avuto tre figli: Aladino, Ariele e Mario.
Ne L'inaugurazione della primavera, del
1915, il rapporto fra sensi e cose si fa particolarmente evidente, e il poeta supera anche il crepuscolarismo di maniera per attingere a un crepuscolarismo intimo, personale.
Dal
1916 divenne collaboratore della rivista napoletana Diana che fu una delle prime ad aprirsi all'esperienza ermetica. Nello stesso anno, ritornato a Ferrara, fu costretto a vendere i suoi poderi e a dedicarsi ai mestieri più vari. Il primo periodo govoniano si conclude con l'antologia da lui curata e intitolata Parole scelte, pubblicata a Ferrara da Taddei nel 1920.

Nel 1919 si era trasferito a Roma, dove, dopo la rivoluzione fascista, ottenne un impiego al Ministero della Cultura popolare. Per qualche anno fu vicedirettore della sezione del libro alla SIAE, poi segretario del Sindacato Nazionale Scrittori e Autori. Sono questi gli anni delle sue migliori opere narrative.

Grato al fascismo per l'opportunità di lavoro, scrisse un poemetto in lode a Mussolini, ma avrebbe pagato caro tutto ciò, soprattutto dopo la morte del figlio Aladino, fucilato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Nasce quindi Aladino (1946): è un Govoni diverso, sconvolto dalla tragedia, che esprime il suo dolore con toni duri e talora violenti.

Nel dopoguerra lo scrittore si trovò in precarie condizioni economiche e dopo un periodo di disoccupazione accettò un impiego presso un ministero come protocollista, trascorrendo la sua vita tra la capitale e Marina di Tor San Lorenzo. Negli ultimi anni della sua vita Govoni diresse la rivista Il sestante letterario da Lido dei Pini, presso Roma, dove dimorava. Qui, segnato da una malattia agli occhi che lo aveva quasi condotto alla cecità, si spense nel 1965.

Poetica

La poesia di Govoni nasce dall'intreccio di poetiche e di ritmi tipici della tradizione italiana.
Da
D'Annunzio egli colse il parnassianesimo con l'immobilità delle immagini e la preziosità del discorso lirico, mentre da Pascoli il Govoni di Armonie ritrova l'abbandono della forma chiusa del sonetto e la visione, anche dove il sentimento è triste, dei colori densi delle cose viste, la propensione per la campagna, la conquista metrica di versi e strofe aperte.

L'esperienza crepuscolare

Pertanto si può definire la cultura poetica del primo Govoni compresa nel triangolo tipico per i crepuscolari: Pascoli, D'Annunzio, i simbolisti franco-belgi.
Il contributo di Govoni dato al crepuscolarismo, al quale egli si accosta in forma istintiva e, come disse
Sergio Solmi, in modo "straordinariamente elementare" è molto precoce.

Govoni registra nelle sue poesie la varietà infinita dei colori del mondo con gioia fanciullesca e, come scrisse Eugenio Montale, egli esprime la necessità di tradurre i fenomeni della realtà a "fiabesco inventario privato". Scrive Bonfiglioli "il suo crepuscolarismo consiste in una originale poetica dell'anima. L'anima è concepita come una lastra impressionabile, pronta a scomporre l'oggetto in una serie di sensazioni empiriche e a riorganizzarle in sovrimpressioni analogiche".

Govoni però contrappone al grigiore dei più tipici crepuscolari, come Sergio Corazzini e Marino Moretti, una grande vivezza dei colori che, per molti aspetti lo differenziano dalla corrente crepuscolare e costituiscono il "comune denominatore" tra il Govoni pre-futurista e quello futurista.

L'esperienza futurista

L'esperienza futurista non allontanò Govoni dal suo "immaginismo impressionistico", ma rinsaldò la forza dell'immagine alla parola unita a una capacità inventiva, vivacizzata da un estro paradossale.

Già in Armonia il poeta dà il suo contributo al verso libero, anche se questo tipo di liberazione sembra scaturire in lui da una abitudine ad una certa trasandatezza formale e metrica come si può vedere nelle Fiale dove gli endecasillabi sono ad accentuazione irregolare e i numerosi ipometri (versi mancanti di una sillaba) assumono uno stile tipicamente simbolista-liberty, mentre nelle rime non mancano provocatorie grafie fonetiche regionali.

Il poeta aderì al futurismo con entusiasmo e con giocosa irresponsabilità, come lui stesso ebbe a dire il 14 marzo 1937 sul "Meridiano di Roma", raggiungendo risultati di poco inferiori a quelli di Aldo Palazzeschi, conservando, anche nella fase futurista, residui dannunziani, liberty e crepuscolari come ad esempio quando affronta il tema della città moderna, dove si vede che egli non riesce a dimenticare la natura georgica e idillica del suo animo.

Montale, in un suo saggio critico, disse che Govoni "lo si può leggere fra Li Po e Po Chu-i senza troppo avvertire il salto dei secoli" e questo per dire che il poeta, pur celebrando la dinamicità della vita moderna, resta in realtà al di fuori della storia grazie all'innesto di un modernismo spontaneo su una sensibilità profondamente campagnola.

 Oltre l'esperienza futurista

Trascorsa questa fase d'avanguardia futurista, Govoni continuò ad essere fedele a sé stesso con la sua poesia ricca di immagini fresche e affettuose anche se alla ricerca di una maggiore essenzialità, come in Aladino (1946), Preghiera al trifoglio (1953), Stradario della primavera (1958) e la raccolta postuma La ronda di notte (1966). (dal web)

 

 

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