Napoli, Pellegrini Giampietro, Monarchie E Rivoluzioni, Edizione d'Epoca

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DOMENICO PELLEGRINI GIAMPIETRO

 

MONARCHIE E RIVOLUZIONI

 

Napoli,  A. XIII

Cm. 25,5; pp.75; bross. edit. figurata.

 

Interessante edizione d'epoca,

dissertazione di cui non è possibile dare una esauriente sintesi essendo ancora a fogli chiusi, ossia volume mai sfogliato mai usato, senza nemmeno un indice da cui poter estrapolare il contenuto;

pubblicazione arricchita da una bella illustrazione grafica di copertina, di gusto futurista.

 

DI INTERESSE CULTURALE, STORICO, POLITICO, BIBLIOGRAFICO

rara edizione, attualmente un solo esemplare noto nel sistema bibliotecario nazionale.

Buona conservazione generale, usuali segni e difetti d'uso e d'epoca, sparse fioriture o difetti vari marginali.

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....La scelta dei ministri nella RSI era stata fatta sotto la supervisione dell’ambasciatore tedesco Rahn. Pavolini e Buffarini Guidi rientrati in Italia dalla Germania alcuni giorni prima di Mussolini provvidero alla riorganizzazione del partito e alla formazione del governo. Oltre agli stessi Pavolini e Buffarini, rispettivamente segretario del partito e ministro dell’interno, gli uomini più influenti del gruppo dirigente repubblicano erano il maresciallo Rodolfo Graziani, ministro della Difesa, Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura popolare, e Domenico Pellegrini Giampietro, ministro delle Finanze. Altri ministri furono l’ex presidente del Tribunale Speciale, Antonio Tringali Casanova (Giustizia), che morì a novembre e fu sostituito dall’avvocato Piero Pisenti; Carlo Alberto Biggini (Educazione nazionale); Silvio Gai (Economia corporativa), sostituito nel gennaio 1944 da Angelo Tarchi; Edoardo Moroni (Agricoltura); Augusto Liverani (Comunicazioni). Sottosegretario e poi ministro alla presidenza fu nominato Francesco Maria Barracu. (dal web)

Domenico Pellegrini-Giampietro, quell’integro docente di Diritto pubblico comparato nel l’Università di Napoli, dal 1934 in poi, e che, contemporaneamente, fu anche maestro di norme giuridiche ed economiche alla facoltà d’Ingegneria del medesimo Ateneo partenopeo, è stato l’uomo politico davvero capace ed altrettanto garante di coerenza che Benito Mussolini il 23 settembre 1943 - nei giorni successivi al collasso delle FF.AA. italiane per la resa incondizionata al nemico complottata dai Savoia, da Badoglio e da altri pusillanimi- convocò e designò all’impegnativa conduzione del Ministero delle Finanze, Scambi e Valute nel governo della nascente Repubblica Sociale, cioè di quel dicastero che ebbe nel passato - dal dicembre 1869 al giugno 1873- per rigido amministratore quel Quintino Sella che, senza badare a qualsiasi rischio d’impopolarità, contribuì alla prima fase conclusiva dell’unificazione risorgimentale della nostra Patria, per la quale il giureconsulto del Potentino lucano (adesso Basilicata) intervenne con saggezza - dopo l’8 settembre sino al 28 aprile 1945 - per divenire l’autentico tutore dell’intero patrimonio di questo Paese in uno dei periodi più sconvolgenti del mondo intero e mentre il territorio dell’intera penisola, dal Brennero alla Sicilia e dalle Alpi Marittime alla Venezia Giulia, era conteso con continue battaglie per l’occupazione militare condotta dagli incalzanti invasori anglo-statunitensi e ostacolati sull’altra parte delle fronti dai soldati della Wehrmacht germanica, alquanto incattiviti dal subdolo voltafaccia compiuto dallo Stato Maggiore dell’Esercito regio con il vergognoso armistizio-tradimento, tra l’altro stipulato a Cassibile dal gen. Castellano circa una settimana prima della sua proclamazione forzata ed annunciata da D.D. Eisenhower mediante Radio Algeri quando a Roma il marchese di Caporetto avrebbe preferito continuare a ‘tacerlo’. (dal web)


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